21 GIORNI DI KAPALABHATI


Kapalabhati in sanscrito sta a significare cranio splendente, è la purificazione del capo, la mia preferita e quella che con più facilità riesco a praticare, ma soprattutto la purificazione che con effetto immediato mi porta sulla presenza e mi da la possibilità di realizzare Asana, Azioni e Pensieri in modo veloce e chiaro.

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Facciamo chiarezza in cosa consiste Kapalabhati. Si basa sulla respirazione, consiste nel fare delle contrazioni continue con la parete addominale attivando l’espirazione.

Amplifichiamo quello che solitamente facciamo quando respiriamo, invertendo l’attivazione.

Noi siamo soliti a rendere attivi l’inspirazione e lasciare l’espirazione quasi passiva;
in Kapalbhati questo intento si capovolge: intenzionalmente rendiamo attiva la fase espiratoria e passiva la fase inspiratoria, portando un ritmo, una cadenza il più possibile scandita in questa pratica.

Se lo dobbiamo fare inconsapevolmente ( come quando respiriamo) non riscontriamo difficoltà, ma quando lo dobbiamo fare consapevolmente con un obbiettivo subito la nostra capacità di buttare fuori l’aria diventa un impresa titanica e mettiamo in moto parti del corpo che non ci servono creando ulteriori tensioni.

Inizialmente per me fare Kapalbhati non è stato semplice , forse anche per la mia poca capacità di lasciar andare, ma decido comunque come con tutte le pratiche di farlo per 21 giorni e percepire l’effetto che avrebbe avuto su di me.

Giorno dopo giorno ho scoperto gli effetti positivi e negativi di questa pratica, sempre riferita a me stessa ovviamente, e quasi ogni giorno era una sorpresa.

Fare kapalbhati era come bere 5 caffè insieme, il risveglio della mia mente era immediato, come quasi immediata è stata la comprensione di cosa dovevo fare e come dovevo svolgerlo….la reiterazione giornaliera mi faceva comprendere cosa dovevo rilasciare e su cosa dovevo invece portare l’attenzione;

quindi piano piano le spalle erano rilasciate, non sussultavano più;
la posizione in ginocchio mi agevolava la pratica;
la ritmica emergeva in modo sempre più spontaneo.

Fare Kapalbhati mi ha aiutato a capire che se ho bisogno di trovare la mia presenza immediata è una ottima soluzione, non solo rispetto la mia mente ma anche rispetto al mio corpo.

La mia pratica seguita da Kapalbhati era più chiara e più pulita e soprattutto se dovevo fare delle posizioni che richiedevano un certo equilibrio mi dava più stabilità e controllo del mio baricentro.

Il mio respiro diventava più fluido e più calmo portandomi subito concentrazione, la mia mente era subito in grado di portarsi su quello che stavo facendo, la mia capacità di essere attenta e veloce aumentava dopo ogni purificazione.

Ma la scoperta che Kapalbhati mi ha portato più di ogni altro aspetto è la creatività.
La creatività di parola, la creatività di azione, la creatività di pensiero.

La mia pratica, le mie idee, la mia brillantezza erano più immediate e lucide.
Ora utilizzo Kapalabhati ogni volta che ho bisogno di idee nuove, di far emergere in maniera più immediata il mio aspetto creativo e ogni volta che ho bisogno di concentrarmi per farlo.

Ho scoperto anche che se sono in un periodo in cui il mio intestino non funziona in modo regolare, kapalbhati con il suo massaggio ritmico sugli organi mi porta regolarità.

Ho scoperto che se il mio ciclo è in ritardo Kapalbhati me lo riporta alla regolarità facendomelo arrivare tempestivamente.

Ho scoperto anche che Durante il ciclo invece mi provoca delle fitte fortissime e che quindi è meglio non praticarlo in quei giorni.

Questi i miei 21 giorni di kapalbhati questi i miei 21 giorni di scoperta, di conoscenza e di acquisizione di abilità.

In questi 21 giorni è come se avessi fatto un massaggio costante al cervello con un ritmo costante tra il mio centro e la mia testa a livello temporale .

Ho ritrovato una connessione profonda tra la cavità addominale e la cavità cranica.
Ho riattivato il mio centro di calore, portando solo ciò che mi serve verso l’alto, la mia vitalità, la mia lucidità, la mia capacità di formulare un pensiero e di concretizzarlo.

Ho creato il mio rapporto tra il mio mondo di Prana e il mio mondo di Manas.

IMMOBILITA’ E RESPIRO


“ Quando il soffio del respiro si muove, instabile è la mente; quand’esso è immobile, anch’essa è immobile, e lo yogin ottiene l’immobilità: perciò controlli il respiro”

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Il respiro è legato allo spirito.
Fin dall’antichità il respiro era considerato una delle parti più importanti della vita ed era legato allo spirito.
Per i Greci lo spirito era Pneuma…il soffio vitale.
Per i Romani era spiritus.
Per gli Hindu era Atman, ovvero Dio del corpo.
Per il Corano il respiro è come un energia divina che regola le emozioni e l’equilibrio del corpo umano.
Nel secondo capitolo della Genesi, Dio creò il primo essere umano e “ soffiò nelle narici il respiro della vita” e l’uomo divenne un anima vivente.
Nel libro dello Yoga Kashmiri , il praticante è istruito su come respirare profondamente così che lo spirito sia nutrito, e si dice che i miracoli dello Yogi siano principalmente dovuti al controllo del respiro.

Nella nostra quotidianeità variando il tipo di respirazione variamo la composizione chimica del nostro sangue e modifichiamo emozioni e stati d’animo.
Ognuno di noi ha un proprio respiro e ci sono certi modi di respirare che stimolano i sintomi di malessere o persino li rendono peggiori, mentre ci sono altri modi di repirare che li riducono e li eliminano.

Ci sono persino modi di respirare che producono profondi stati di pace. Proviamo a pensare come reagisce il respiro quando siamo emozionati, il cuore batte più forte e il respiro è più veloce.
Pensa a quando invece prendiamo uno spavento, addirittura per qualche secondo il respiro si sospende.
Prova invece a pensare com’è il tuo respiro quando sei in una situazione di calma e di pace…….é possibile pensare che variando il nostro modo di respirare può variare anche il nostro modo di sentirci e di stare?

Il respiro è l’unica funzione senza la quale non possiamo sopravvivere.

“ La sola e prima tecnica più efficace di rilassamento è la regolazione consapevole del respiro.
Semplicemente focalizzando l’attenzione sul respiro, e non facendo niente per cambiarlo, vi avviate già verso il rilassamento”

– Andrew Weil –
E’ solo quando finalmente riapriamo il nostro respiro e modifichiamo i nostri

schemi respiratori che la trasformazione può avvenire.

Qualsiasi attività che richieda una concentrazione mentale esercita anche il controllo del respiro.
Questo può anche arrestarsi per un certo tempo.
Tutto ciò mostra che vi è una correlazione tra la nostra mente e l’attività pranica costituita dal respiro.

Quando la mente è ferma e tranquilla , non è possibile alcun processo mentale né alcuna attività emozionale: quindi controllando la mente, possiamo controllare le diverse emozioni e, quando le emozioni sono sotto controllo , viene automaticamente controllato l’umore, i desideri e gli istinti naturali.

Fino a quando perdura l’atto del respiro e l’aria entra ed esce dal corpo, la mente rimane instabile.
Quando si arresta il respiro, anche l’attività della mente si acquieta: lo yoginraggiunge così uno stato di coscienza imperturbato.

Mediante il controllo del respiro , la mente viene allenata e messa in grado di realizzare lo stato di dharana che è l’attitudine della mente alla concentrazione.

“quindi non esiste asana senza prana e dharana”

Quindi chi pratica yoga deve rivolgere la propria mente e il proprio respiro al proprio corpo nella costruzione e nell’attuazione della posizione.

Le posizioni yoga pongono nuove domande al corpo che sono diverse dalle attività di tutti i giorni, come ad esempio camminare o sedersi, e attivano la nostra consapevolezza conscia di muscoli dormienti.
Una volta risvegliati attraverso il respiro, possiamo consapevolmente farli agire in modo nuovo con un altro schema.

Praticare lo yoga crea un senso del “saper” cosa fare.

Un senso del “saper” cosa fare con la nostra mente ,con il nostro respiro, con il nostro corpo e di conseguenza con gli asana.

Non vuol dire che dobbiamo assumere semplicemente gli asana ma dobbiamo ricostruire uno schema, uno schema che da piccoli abbiamo probabilmente acquisito e poi dimenticato.
Abbiamo bisogno di riuscire ad avere il massimo con la minor fatica e senza pensarci.

Proviamo di più a pensare e immaginare di poter fare piuttosto che porci dei limiti mentali legati a vecchie esperienze corporee, lasciamo che il nostro corpo abbia la possibilità di esprimersi nella sua massima potenzialità e espressività. Immaginiamo che ciò possa essere semplice e realizzabile e accogliamo quello che arriva senza giudizio.

Spesso l’Occidentale non ha la capacità di fermarsi a focalizzare pensare e immaginare……gli Asana ci danno la possibilità di stabilizzarci nel momento in cui viene realizzata appieno.
Abbiamo bisogno non di copiare ma di ricercare uno stato in cui il nostro

corpo diventa immobile sia a livello emotivo che a livello muscolare.

Il nostro corpo e il nostro spirito ci ringrazieranno.

Non è semplice, non è semplice per niente perchè ciò richiede pratica, una grande conoscenza di se stessi, conoscenza dei propri limiti e la loro accettazione per poter entrare ed uscire al meglio nella posa.

Portare il corpo alla perfetta condizione di immobilità e di intenso equilibrio, di comodità e di piacevolezza……

Immobilità che deriva anche da un atteggiamento mentale che stabilisce un legame con il corpo…..un immobilità da portare nelle nostre vite…per poter accogliere e amare gli istanti preziosi che ormai corrono sempre più veloci.

LA VITA E’ PRANA E IL VIVENTE E’ UN PRANI

La definizione di Prana non sempre è spontanea e non sempre è semplice da dare.

Il Prana si esprime in maniera differente in ognuno di noi e non sempre le persone conoscono il modo per percepirlo e riconoscerlo.

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C’è chi lo definisce energia, chi lo definisce forza vitale, chi lo definisce emozione……una molteplicità di definizioni possono rappresentarlo.

La rappresentazione del Prana come noi lo definiamo non è importante, ma credo sia importante ciò che Prana rappresenta per ognuno di noi.

Sicuramente se vogliamo dare un nome e un espressione a questo, come mi è stato insegnato e da dove sono partita per capire cosa per me rappresenta il Prana e come e quando si esprime in me è :

“Il Prana è ciò che mi differenzia dal cadavere , è ciò che mi da vitalità, ciò che mi rende vivo”

Il Prana non lo posso toccare ma lo posso percepire, sentire e far riemergere .

Come posso fare?

Lo posso percepire attraverso l’interazione tra il mio corpo e la mia mente?

Lo posso far emergere in ogni mia azione consapevole e pensata? Lo posso percepire attraverso i miei pensieri?

Come in India si usa dire io sono il vivente, colui che vive, colui che ha in se la vita.

Io sono colui che attraverso le mie azioni le mie interazioni genero i miei pensieri, genero le mie azioni.

I miei pensieri le mie azioni sono piene del mio aspetto emotivo, sono piene di ciò che l’esterno , il mio rapporto con gli altri, la mia quotidianità mi trasmettono.

E cos’è un emozione, cos’è l’aspetto emotivo?

E’ una manifestazione vitale sul corpo, come anche la sua stessa etimologia lo definisce …emo – zione ….azione che mette in moto il sangue.

Generalmente la percepiamo con spasmi, con calori improvvisi, con fastidi alla testa.

Se però le mie emozioni tendono a persistere non sono più io a governare le miei azioni e i miei pensieri ma è la mia emozione, e anche se positiva è comunque un qualcosa che mi fa perdere la mia presenza il mio essere consapevole.

Non mi permette di ascoltarmi in profondita’, mi distrae e mi porta a vedere un’altra realtà.

Una realtà che può essere bella interessante e piacevole ma distorta perché è l’emozione che mi porta a quella visione e non le mie azioni consapevoli , non la mia mente.

Come possiamo fare?

Che possibilità ho io di togliere i Veli di Maya per avvicinarmi sempre più a ciò che sono io e ciò che sono io nel mondo?

Lo Hathayoga è uno strumento attraverso cui io posso riappropriarmi delle mie abilità, è lo strumento attraverso cui io posso pensare di riprendere il potere sulle mie emozioni e governarle riconoscendole e portandole alla realtà per ciò che sono, per ciò che rappresentano.

Lo Hatha Yoga è la mia possibilità per avere la forza di riappropriarmi della mia abilità, è lo yoga che mi avvicina alla potenza…alla shakti, è lo yoga che mi riporta alla mia natura nella sua espressione più pura e genuina.

E lo yoga che fa emergere il guerriero che è in me ….il Vira, che attraverso la propria forza, intesa come forza interiore, mi porta ad essere, essere in maniera genuina, ad essere me stesso senza il velo dell’emozione.

In questo modo posso esprimermi nel vittorioso, io sono colui che, io sono colui che decido di essere.

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PERCHE’ CORRI? PERCHE’ YOGA PER LA CORSA?

io che corro con vista lago

Spesso mi chiedono perché corro, ma soprattutto perché corro in montagna….e io sorrido, sorrido perché alle volte è la domanda che mi faccio pure io.

Ho iniziato a correre molti anni fa per smaltire i kiletti di troppo, ma fortunatamente correvo in un posto meraviglioso in riva al lago e quindi non c’era solo la fatica ma c’era anche il godere di tutto ciò che stava attorno a me e mi sviava dalla fatica.Quando poi sono stata coinvolta a correre nel Gruppo Podistico di Arco ho scoperto un nuovo modo di essere e soprattutto una nuova fatica, una fatica inizialmente indescrivibile ma che mi lasciava addosso un senso di appagamento e una presenza con me stessa che non avevo mai provato prima.In quegli anni già praticavo Yoga per conto mio in maniera del tutto “ignorante”, guardando e seguendo filmati su you tube, ma non avevo ben chiaro cosa fosse e che significato potesse avere per me praticarlo, credo che lo facessi più come un semplice stretching ( molto coreografico) più che per ciò che rappresenta davvero lo Yoga.Nel frattempo ho iniziato ad accusare i primi dolori ai piedi, alle articolazioni alle anche …era artrite, i medici mi sconsigliarono caldamente di correre in montagna…..ma ormai il semino della passione per la corsa in montagna era già cresciuto e quindi non potevo darla vinta ai dolori. Ho iniziato a documentarmi su questo male che mi stava davvero sconvolgendo la vita e a seguito di svariati studi ho iniziato un cambio di alimentazione dove andava ad eliminare tutti i cibi che acidificano il corpo e che mi provocavano queste infiammazioni…..via latticini….via cereali…..Nel frattempo sentii parlare di Yoga for runner e di Tite Togni…e un altro semino era già pronto a crescere…..mi sono iscritta alla scuola di yoga EFOA….e da quel momento è iniziata una nuova fase di conoscenza e una nuova fase di corsa per me…..Ho iniziato a comprendere che lo yoga non è stretching, ho iniziato a comprendere che forse se davo un obiettivo e un senso alla mia pratica potevo aiutare il mio corpo a tornare a correre come prima, ho iniziato a capire che lo yoga ci aiuta a fare bene ciò per cui siamo fatti. La forza vitale che viene a crearsi ad ogni pratica viene utilizzata li dove serve, nella semplicità, nell’autenticità prevenendo gli infortuni. E la domanda che molti mi facevano e a cui nemmeno io riuscivo a dare una risposta iniziava a prendere forma.La corsa per me rappresenta un modo per esprimere la mia libertà, il mio bisogno di sentirmi immerso in ciò che faccio, un modo per confrontarmi con me stessa, un modo per sentire me stesse….la corsa per me non era più perdere i chili di troppo….la corsa era per me concepire il mio corpo per ciò che riesce a farmi fare restando autentica con ciò che sono penso e posso fare.La corsa è immergermi nella natura, ascoltare il silenzio intorno a me e dentro di me, vedere i miei amici pelosi correre in maniera sconclusionata dove li porta il loro olfatto, trovare la felicità in ogni sguardo in ogni respiro in ogni passo.E più ascoltavo il mio corpo e più diventava espressione visibile e materiale del respiro e della vita, ogni punto del mio corpo si impregnava di significato, perchè ogni parte conteneva il tutto e il tutto era ben presente alla mia mente ….nella mia memoria percettiva.Ogni corsa per me è una nuova esperienza e un nuovo modo per scoprirmi e conoscermi, ogni pratica mi da la possibilità di essere più efficiente e mi da la possibilità di non usurarmi o infortunarmi.Ecco perché ho scelto di continuare a correre nonostante le fatiche, nella mia modalità e nel mio tempo. Ecco perché ho voluto iniziare a cercare di avvicinare più persone possibile alla corsa e a questa ancora sconosciuta disciplina che è lo yoga.Il gruppo podistico mi ha dato la possibilità di fare tutto ciò, di avvicinare persone alla corsa e vincere ciò che ritenevano impossibile……semplicemente credendo in loro.Insegnare Yoga mi ha dato la possibilità di trasmettere alle persone che lo yoga non è uno sport per donne e contorsionisti e nemmeno uno sport fatto solo di chakra canti e posizioni impossibili, lo Yoga è conoscenza, lo yoga è autenticità, lo yoga è libertà e creatività, lo Yoga è vitalità e indagine profonda di ciò che noi siamo.Ecco perché amo correre ….ecco perché amo praticare e diffondere lo yoga.
Katia #Samana Sannicolò