I SETTE LIVELLI DI PENSIERO

“Le antiche conoscenze hanno affermato che in noi esistono sette livelli di pensiero contemporanei, che, con opportuno allenamento possono arrivare ad essere utilizzati contemporaneamente.”

La società, il lavoro, la vita frenetica ci impone di produrre, di essere sempre efficienti, di svolgere molte mansioni in poco tempo, di essere sempre al passo.

Cresciamo fin da piccoli con la capacita di svolgere mansioni attraverso l’ausilio di strumenti che rendono tutto più semplice e più veloce.

Ma quanto di quello che stiamo svolgendo è opera nostra?
Quanto il nostro aspetto emotivo interviene? Quanto di quello che stiamo facendo racchiude un pochino della nostra essenza?

La nostra vita è resa più facile ma la nostra essenza rischia giorno dopo giorno di scomparire e di smettere di esprimersi. Rischiamo di perdere il contatto con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda.

Il Trataka è una pratica yoga, è un gesto che mi porta a sviluppare la mia concentrazione

e se praticata regolarmente sviluppa la concentrazione in maniera illimitata.

Se andiamo a portarci nel nostro profondo, nel profondo della nostra mente potrebbe derivarne il risveglio delle facoltà latenti che sono in ognuno di noi, facoltà che i nostri avi possedevano in maniera più sviluppata perché non esisteva tutta questa possibilità di semplificazione e di accedere a informazioni in maniera veloce.

La parola Trataka vuol dire “guardare, fissare” e infatti con il Trataka si va a fissare lo sguardo in un punto nero o solitamente sulla fiamma di una candela.
In cosa consiste questa pratica:

Sediamoci in una comoda posizione, preferibilmente in Sukhasana ma va bene anche una posizione seduta comoda per noi che non ci porti fastidio o distrazione. Mettiamo una candela accesa all’altezza degli occhi, ad una distanza di 70 cm circa dal viso.

Manteniamo la colonna vertebrale eretta,se ne abbiamo bisogno possiamo poggiarci al muro o mettere un sostegno, rilassiamo tutto il corpo e chiudiamo gli occhi. Cerchiamo di essere consapevoli solo del corpo fisico.

Quando siamo pronti apriamo gli occhi e fissiamo intensamente il punto più luminoso della fiamma, proprio sopra la cima dello stoppino, la parte più fredda.
Con la pratica dovremo essere in grado di fissare per alcuni minuti la fiamma senza movimento delle pupille o battito delle ciglia. Continuiamo a fissare la fiamma con concentrazione totale.

Lo sguardo dovrebbe essere assolutamente fissato su un punto.
Non appena gli occhi diventano stanchi, forse dopo alcuni minuti, o se cominciano a lacrimare, chiudiamoli attraverso il palming, portiamo le mani a coppetta davanti agli occhi.

Non muoviamo il corpo ma cerchiamo di essere coscienti dell’immagine complementare della fiamma davanti agli occhi chiusi.
Immaginiamo di avere appena guardato verso il sole o una fonte di luce intensa e visto, chiudendo gli occhi per alcuni minuti, la chiara impressione di quella luce sulla retina dell’occhio.
Allo stesso modo sarà chiaramente visibile l’immagine complementare della fiamma della candela.
Dobbiamo praticare trataka su questa immagine, mantenendola direttamente di fronte o leggermente più in alto del centro fra le sopracciglia.
Non appena inizia a svanire, apriamo nuovamente gli occhi e continuiamo a concentrarci sulla fiamma della candela, per poi tornare a concentrarci sull’immagine interiore visibile ad occhi chiusi.

Ci sono vari modi per praticare un Trataka a seconda dell’obbiettivo o dell’intenzione che vogliamo raggiungere, ma svolto in questo

modo e con una pratica continua ci potrà aiutare a elevare la nostra mente ad un altro livello e la aiuterà a recepire attraverso i sensi anziché solo attraverso il fare.

Noi abbiamo 7 livelli di pensiero attraverso la nostra mente:
La mente vegetativa
La mente rettilinea
La memoria
La mente inconscia
La mente superiore
La mente corporea
La mente emotiva
La mente razionale
Questi livelli di pensiero spesso agiscono in contemporanea ma senza esserne consapevoli.

Abbiamo bisogno non solo di sviluppare questi livelli di pensiero attraverso questa pratica meditativa, ma abbiamo bisogno di farlo anche attraverso i nostri sensi, recuperando attraverso la pratica degli asana delle abilità che con la quotidianità e il

meccanicismo si sono assopite, sono latenti, hanno solo bisogno di essere risvegliate.

Lo scopo dello Yoga è riportarci abili e non essere soggiogati come dei Pashiu dalla realtà esterna, dobbiamo ritornare ad essere padroni di noi stessi, di ciò che ci appartiene, di ciò che ci caratterizza, di ciò che ci fa risplendere e differenziare dagli altri.

Dobbiamo riscoprire il nostro mondo interno, che è reale solo se noi lo realizziamo e gli diamo un valore, dobbiamo sentirci realizzati non solo grazie alla realtà esterna, ossia ciò che è ponderabile, ma anche grazie all’imponderabile cioè a ciò che è dentro di noi, ciò che la nostra mente il nostro pensiero vuole essere.

Se riusciamo a creare il nostro pensiero imponderabile, che esiste solo perché noi gli abbiamo dato un nome e una forma, possiamo pensare di avvicinarci alla forma della meditazione e alla realizzazione.

Il nostro soffio vitale prende vita e mi porta alla consapevolezza mi me stesso e ad essere cosciente di me stesso all’interno di un mondo in cui sono io a decidere, in cui sono io a capire, in cui sono io che in modo vitale e reale mi propongo senza soccombere solo alla realtà esterna.

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